terça-feira, 11 de dezembro de 2012

Pensando...

Era da un po' che non mettevo piede all'Universita' del Western Cape. Usavo prendere questo treno con Berber la quale ora non lavora piu' li'. Un bellissima giornata qui a Cape Town. L'estate e' arrivata. 33 gradi oggi. Ammi e' qui' con noi questa settimana frequentando il corso per insegnare musica prima di tornare nuovamente a Maputo e poi nella sua terra natale ad Heiti. Heidi e' tornata da Hermanus. Si laurea Sabato prima di ripartire per il Canada, per le feste di Natale. Mi sono alzata presto stamattina. Ancora non sono del tutto guarita dalla tosse che ho da quando sono tornata dal Mozambico. Ho preso un chapa per la stazione. Ho comprato un biglietto per Unibell, terza classe a 7.50 Randes e corso per raggiungere la plattaforma numero 20. Camminavo velocemente in senso opposto alla massa che era appena scesa dal stesso treno che avrei preso in pochi minuti. Noto dei militari e alcune guardie di una compagnia privata di sicurezza ( in Sud Africa alla polizia dello stato si sono aggiunte negli anni varie compagnie private il cui lavoro e' sorvegliare da strade pubbliche, palazzi, centri commerciali, ospedali e chi piu' ne ha piu' ne metta). I militari e le guardie parlavano con il sorriso sulle labbra con delle donne che vendono frutta e verdura sui binari. Parlavano in Xhosa (quella lingua che fa tutti gli schiocchi in bocca....). l'uniforme militare fa sempre un certo effetto in tutte le parti del mondo e non certo per eventi positivi, per questo la calma con cui la scena avveniva mi ha lasciata curiosa. Certo non capivo la lingua che parlavano, ma i gesti e le espressioni sulle loro facce erano alquanto gentili. Con i pochi anni in Africa ho imparato ad osservare il potere delle grande 'MAMAS AFRICANE' ...nella loro rabbia come nei loro sorrisi. In Sud Africa, come in Mozambico e in tanti altri Paesi Africani intere famiglie sopravvivono e vivono grazie al 'mercato informale'. Questo significa che padri, mogli, giovani e ragazzini, molte volte anche bimbi vendono per strada di tutto. Da scarpe, abbigliemento, utensili, cose per l'igiene. Molte volte a prezzi irrisori, molto piu bassi. Vendono in piccole baracche ma anche per strada. Ora....queste donne fanno parte della massa di persone che lavora in questo modo in Africa e non solo. C'erano quattro grandi Mamas con bimbi piccoli. Vendevano mele, banane, patatine, noccioline..il tutto in contenitori di plastica tirati da buste di plastica o in carrelli della spesa Ora...da qualche anno a questa parte, le politiche per la sicurezza pubblica dall'America all'Europa, dall' Africa all'Asia si sono irrigidite. E anche a Cape Town il 'ripulire' le strade dalla gente 'scomoda' e che fa 'delinquenza' e' una delle priorita', specialmente nelle zone ricche della citta'. Ecco perche i militari e le guardie stamattina 'ripulivano' i binari della stazione. Osservo queste donne e i loro bambini o nipoti. Bambini con delle magliettine cosi piccole che le loro pance erano di fuori. 2012. Combatto per avere un salario decente dopo tanti anni di studio, esperienze lavrative. Mentre milioni di persone ancora vendendo frutta e verdura per sfamare intere famiglie e bambini. L'Apartheid e' finito legalmente 20 anni fa. Molti Sudafricani avevano sperato in una nuova vita. Invece molti e molti soffrono ancora nelle stesse condizioni di 20 anni fa. Sono le 8.35. Il treno si ferma a Unibell. Cammino in direzione dell'Universita'. Ho voglia di scrivere.

sábado, 8 de dezembro de 2012

Waht is this for? Who is all of this for? Trapped in consumerism!

If this is the end of the world....this must be one of its signs!!! Saturday morning in Cape Town. 8th of December 2012. Thousand of people on the streets. It looks like all the world has decided to spend holiday here. I wake up with a strange feeling of doing something (strange Tina....mhmhm you are lying!!!). I need to buy some canvas to paint and meet Nicholas at the new Superette in Woodstock. Brent gives me a ride to the Biscuit Mill, an open market where all Cape Townnians and tourists have breakfast on a Saturday morning. I observe and observe. Cape Town has become addictive to design, fashion, or maybe it has always been. At the Biscuit Mill there is a concentration of designers that I lost my count. Shirt designer, shoe designer, dress designer, jewellery designer, food designer, cake designer, pizza designer, sandwich designer, chair designer.............. It is almost a decadency!!! Everybody need to design something to be on truck. I look around and there is a variety of food and food and food that you cannot decide what you can really eat, what you would like to eat,what is healthier and not. Quantity quantity quantity..... And suddenly I think to the crisis the world is undergoing. There is no money, more poor people are increasing....however other still continue to spend so much money!!! 1000 R. for a leather bag!!! What for? 500 R. for a ring!!! What for? 1000 R. for a shirt!!! What for? 350 R. for a smally thingie of leather!!! What for? 250 R. for a old crane!!! What for? Like Brent's father says ....this is stuff for white people. Only white people can spend thousand of rent to buy a stupid crane to hung on the wall at home!!! Or black middle class. I notice a rush to buy things, to eat things, to consume things.... WHAT FOR? and Who is all of this for? We complain about poverty.... oooo poor one...ha cannot afford, she cannot eat.....poor kid.... what do we really do then? Then there are other among us who does not even bother to think about! No consciousness at all! The other does not belong to us, to me...so why bother? It is windy on a Saturday morning in Cape Town. Summer has almost arrived. I heard the world is going to end soon. Other say we are going to confront a big change. I am just sad to see this massive crowd of people....I walk away. It is better to walk home! My skirt flies with the wind. ... I feel imprisoned in this world!!!

quarta-feira, 5 de dezembro de 2012

Un sogno realizzato....keep going!

Quando nel 2006 lasciavo la fredda Londra per trasferirmi in Danimarca e poi alla volta del continente Africano, avevo in mente solo un pensiero: il sogno di lavorare nell prigioni in quel continente! Nella mia mente ancora molto 'Europea' il continente Africano era composto da un solo Paese: l'Africa. Sarebbero dovuti passare ancora alcuni anni per veramente capire la diversita' del continente Africano. Ma in quel momento non importava molto cosa fosse l'Africa veramente, l'obiettivo era arrivarci. E a tutti i costi! Pagando, lavorando sodo, vendendo giornali per strada, costruendo e ristrutturando scuole e case. Dovevo arrivare li! E non ero l'unica! Altri hanno seguito il mio percorso e molte volte come ancora oggi ci si incontra. Sempre! Andare in Africa come volontaria e lavorare nelle prigioni in Africa per i diritti umani dei reclusi erano situazioni nettamente differenti. La prima dopotutto non cosi difficile....la seconda.....beeeeee...bisognava ripetere all'Universo (unica religione a cui credo) che il mio sogno era quello e io lo avrei realizzato. Dopo l'esperienza da volontaria in Mozambico.....ecco...d'ora in poi l'Africa sarebbe stata il Mozambico, ristretto i suoi confini ad un solo Paese: il MOZAMBICO. Insomma dopo l'esperienza da volontaria, in cui avevo osservato la realta', la gente, le situazioni era necessario un taglio netto verso la strada del sogno. Questa volta direttamente al fulcro. Ed eccomi a praticare come avvocato nelle prigioni della citta' di Maputo. Non capivo quanto sarebbe stato importante, vitale direi, quella pratica per il futuro che arrivava, le cui acque avevano cominciato a scorrere non si sa dove. Jenuario era stato scarcerato dal giudice grazie alla mia superbia quasi, non mollando sino a che non fosse fuori. Tra lacrime, lo avevo visto in differenti squadre della polizia, dove era stato incarcerato per una rissa per strada. Erano gia passati tre mesi da quell'incidente e lui era ancora dentro. Sino al trasferimento nella prigione centrale della citta. Quando dopo vari tentativi e attese e attese la giudice lo libera......ancora non sapevo quanto importante sarebbe stata quell'esperienza. Parto, decido di lasciare il Mozambico. Nel frattempo avevo viaggiato un po'. L'Africa che conoscevo in Europa ora aveva altri nomi e altri paesaggi, diversi l'uno dall'altro. Il Botswana, Lo Zambia e il Sudafrica. Ancora avrei fatto la 'gavetta' ..prima di arrivare all realizzazione del mio sogno....un Master in Criminologia presso l'Universita' della Citta' del Capo. Due anni di sacrifici (positivi verso la direzione giusta! Non avevo mai messo in dubbio neanche uno di quei sacrifici!!!! Ne' il non avere una lira bucata in tasca, il camminare ore e ore perche gli unici risparmi che avevo li avevo persi con il clono della carta......ne' il mangiare pane e formaggio praticamente tutti i giorni....il contare gli spiccioli per riuscire a comprare i kili di pane necessari per vivere un mese!!!...ma questa e' un'altra storia!!!). Nel frattempo mi nutrivo di libri, di sapere, di conoscenza. Rintanata giorno e notte all'Universita'. Prendevo l'ultimo autobus disponibile la sera e la mattina ero li' prestissimo! Studiare studiare e leggere......in Inglese, in Portoghese....in tutte le lingua che potevo! Stavo anche costruendo la mia autostima e l'avere fiducia in me...Avrei preso questo pezzo di carta che mi mancava per entrare in quelle prigioni e lavorarci attivamente e non solo vitidando passivamente come avevo fatto fino a quel momento. La ricerca per il mio Master e' stato l'inizio.....Aver ottenuto l'autorizzazione per fare la ricerca sulle condizioni dei detenuti e il loro accesso alla giustizia...ottenuto in sole 3 ore. Un lavoro intenso senza dormire molto, solo il necessario. Un mese di soddisfazioni, di pianti ancora ad ascoltare le storie tristi di quanti finiscono in prigione senza essere 'criminali'. Torno dal Mozambico in Sud Africa energica...mancavano solo 2 mesi all stesura della tesi....25 mila parole da scrivere e poi....tutto sarebbe cominciato sul serio. Il 23 Febbraio consegno la tesi e comincia un anno di grande lavoro...un progetto contro la tortura nei centir di detenzione in Mozambico e la chiamata per andare a insegnare Diritto Penitenziario all'Universita' a Maputo, lo scorso Ottobre. Oggi quasi 2013 realizzo un sogno, solo sulla soglia di quella porta che ho sempre cercato, perseguito e amato aprirsi. Il 'lobolo' fatto dai miei studenti e' stato quell'entrare in quella porta! Solo nell'universo........solo lottando per quello che si vuole. Solo comunicandolo, con parole, fatti, azioni e gesti.....in una sola direzione ...quella del sogno!!!!!!!

sábado, 24 de novembro de 2012

O estranho conceito de AMORE

Alegria? Tristeza? Raiva? Paixao? Estomago falando? Chorar? Compartilhar? Relacao? Um amor? Casamento? Lobolo? Compartilhar felicidades? Compartilhar tristezas tambem? Amizade? Aparecer? Esconder? Assumir? Nao assumir? Aceitar erros? Proprios erros e dos outros! Mais soferencia! Meno alegria? OU Meno alegria mais soferencia? Hoje? Amanha? Aceitar as fatalidades? Perder-se e rencontras-te? Querer bem? Nao desaparecer? Viver? Amar mais? Amar meno? Exsistem estas graduacoes de amor? Liberdade de Amar? Amar a vida alguem ???????? ?????????

quarta-feira, 3 de outubro de 2012

La famiglia. Il declino

La Famiglia Osho, nel suo libro ' Freedom The Courage to be Yourself' dice 'The family is the root cause of all our problems. Our poverty, our sickness, our madness, our emptiness, our lovelessness - the family is the cause. La famiglia e' la causa di tutti i nostri problemi. Sono nata in una famiglia dove il concetto di famiglia e' sempre stato criticato, negato, messo al bando. Una pena di morte continua. Tra i litigi perenni dei miei genitori (la famiglia), i pianti di mia mamma, allora depressa per la morte del padre (mio nonno, la tacita lontananza di mio padre che ogni anno, almeno per una volta all'anno veniva messo alla porta, anzi fuori la porta, con valigie e valigette pronto a tornare a casa della mamma (mia nonna) e le assillanti critiche della famiglia di mio padre per parte di mia madre e di mia madre dalla parte di mio padre. Be' in realta' mia madre um po' piu' assillante di mio padre. All'eta' di 15 anni non ne potevo gia' piu'. Anzi forse anche prima, purtroppo dovevo raggungere queel'eta' affinche' le mie preghiere venissero ascoltate. La famiglia e il luogo materiale, la casa, erano irritanti, una prigione dal quale non vedevo l'ora di fuggire. La casa della nonna, in Via Largo Budapest non era cosi male, potevo uscire e giocare nella strada chiusa (cul de sac)con altri amichetti e amichette. Quella di via Londra era enorme, ricordo avevo incubi molto spesso: le bambole prendevano forma di essere umani). Ricordo quante volte mi sono chiusa nel bagno di quella casa per non ascoltare i miei strillare. Dopo Canosa, una tragedia...non solo trasferita in una citta' in cui non conoscevo nessuno, ma praticamente vivevo in quella casa sempre, tranne che per andare a scuola o quando mio padre mi accompagnava ad Andria per uscire con delle amiche. Li, a 16 anni, le mie preghiere sono state esaudite: trasferimento scuola in Abruzzo, Francavilla al MAre. Poi ci si mettevano, e pare ancora oggi, i membri della famiglia allargata (i vari zii e zie) con le perturbanti e costanti critiche. Su tutto. Uno che diceva mi sarei pulita il sedere (scusatemi la volgarita, ma erano le testuali parole) con i miei studi; altri che ero una donnaccia; altri ancora, perennemente non invitavano i miei ai vari eventi di famiglia. La religione da rispettare: battesimi, confessioni, comunioni, cresime e matrimoni, trigesimi, quatrigesimi.....una sfilata di vestiti, di gioielli, di cibi, a chi sfoggiasse di piu. Chi veniva invitato, chi no. Chi litigava perche il regalo dato era 'poco'. Chi reclamava per anni a quanto il cibo era stato'schifoso'. Chi non si parlava per anni perche non era andato al matrimonio dell'uno o dell'altro. Ricordo che ai 15-16 anni, dall'incazzatura, perche i miei non erano stati invitati ad un evento, non ricordo neache quale fosse (forse un battesimo di qualcuno), ho chiamato mia nonna dicendole come si erano permessi di non invitare i miei genitori....Dopo quell'evento non ho visto i miei nonni paterni per anni, forse 5 sino a quando un'estate sono andata a visitare mia nonna.... Con le lacrime agli occhi, la nonna dal quale ho preso il nome che mi ritrovo, Concetta!!! Era invecchiata un po'. Me lo ricordo!!! Ancora una volta mio zio se l'era presa a morte perche' ero impegnata e non ho potuto accettare una sua visita a Bologna!!! Altri anni senza parlare! Nel frattempo il tempo passa. Oggi ho piu' di 30 anni e da anni mi sono allontanata dalla famiglia, come si dice. Fisicamente e forse anche mentalmente. Il concetto di famiglia mi fa sempre uno strano effetto. Dopo 7 produttivi anni a studiare e viaggiare, sono ritornata in Italia, alle origini, per vedere se le mie origini fossero ancora ancorate li in quei luoghi in cui sono nata e cresciuta. La famiglia.......... non conosco molti cugini e cugine. Molti zii non li vedo da anni. Facebook mi ha aiutato a vedere come sono invecchiati! La curiosita' o la gelosia ha fatto si che non ci fossero molte domande da farmi.Ne risposte. Solo il sorriso innocente della nonna. E gia, come dice Osho. La famiglia sono la causa di guai. Ci si aspetta comportamenti fissi. Sorrisi prestampati. Cerimonie senza fine. Di vero???? Non so quanto ci sia! Forse poco. E ancora oggi, perche la storia si ripete sempre anche nei piccoli microcosmi, ennesimi inviti non avvenuti, ennesime lagne, ennesime sfilate di vestiti e gioielli, e mangiare. In un mondo di crisi economica, di mancanza di valori, di eroi, dove tutti sembriamo usciti da una fabbrica, con la stessa etichetta. Apparire e' sempre meglio di essere! Avere meglio di essere!

sábado, 15 de setembro de 2012

AGLI STRANIERI PRIGIONIERI NEL MONDO

Oggi 16 Settembre ricordo con dolore un'amica che esattamente da un anno e' in prigione. Il dolore per la certezza a cui mi aggrappo per la quale la prigione non serve. Il dolore nel vedere una donna, un'amica, una mamma,una sorella, lontano da casa. Il dolore per la consapevolezza che c'e' un prezzo da pagare, molte volte ingiusto, per gli errori che si commettono. E mentre i piccoli ladri vanno in galera, come mio padre mi ha sempre insegnato, sin da piccola, gli altri ne godono i frutti, seppur maceri. Il dolore nel domandarmi chi siamo per decidere se 5 anni di pena sono piu' giusti di 1 anno. Ci nascondiamo dientro maschere lasciate a noi da altri. Oggi dedico questo giorno a tutti gli stranieri incarcerati nelle prigioni del mondo. Lontano da volti familiari, da visi sereni e sorridenti. Lontano dalle proprie lingue madri. Dai propri sapori e colori. Lontano da un conosciuto. Dedico questo giorno a tutti gli stranieri incarcerati in prigioni di paesi sconosciuti, dei quali non avevano la minima idea che esistessero. Spesso, molto spesso in condizioni di vita difficili, circondati da facce guardinghe. Sprofondati all'interno del malfunzionamento della giustizia. In un vortice. L'accesso ad un avvocato diventa impossibile, molte volte non ci sono rappresentanze diplomatiche e quando ci sono, le stesse non hanno le funzioni per attuare e fare nulla. Persone invisibili, che ritrovandosi molte volte senza documenti di identita' non possoso essere che NESSUNO, come diceva il nostro Pirandello. I NESSUNO in realta' sono esseri umani.

quarta-feira, 12 de setembro de 2012

13 Annual Memorial Lecture STEVE BIKO

L'intervento del Professore e poeta Ben Okri, in commemorazione della morte di Steve Biko e' stato riflessivo. Le parole del novellista Nigeriano hanno toccato l'anima, tra sentimenti di rabbia, la coscienza dell'impotenza e la voglia di agire, invece di parlare. Biko e' morto il 12 Settembre del 1977. Incarcerato e torturato sotto il tragico seppur reale, a quei tempi e sino al 1990, sistema dell'apartheid. Ben Okri, ospite presso l'Universita' di Cape Town ha travolto la platea con una contribuzione vivace, pessimista e realista che ha toccato i posti piu' reconditi dell'anima umana. 'There is no break, no pause in History. We go from struggle to struggle' Una mia amica oggi mi ricordava che non e' il tempo che vola, siamo noi che voliamo con il tempo. E in questo muoverci, ci ritroviamo in un fiume in tempesta, tra acque che scorrono tra una tempesta ed un'altra. 'Fredom is actually only a small part of our life. What is important is how we use this freedom' Siamo alla ricerca constante della liberta'. Abolendo tutto il resto. Vogliamo abolire tutto. Cosa ci rimarra' poi? Diceva un mio professore a Dubrovnik. Invece la liberta', dice Okri, e' solo una piccola parte del resto della nostra vita. L'importante e' come usiamo questa liberta'. Mi chiedo cosa in realta' facciamo per essere migliori. Dove sono le nostre responsabilita' nei confronti di chi ha meno. Molto meno di noi. Oggi mi ritrovo seduta su questa panca a preparare la mia prima lezione in Diritto Penitenziario in Mozambico. A parte la sfida enorme, le paure e il coraggio, mi chiedo cosa in realta' sto facendo per chi, camminando per strada, noto non ha da vivere, ne' le possibilita' di accedere a quello a cui ho potuto accedere: l'educazione, uno status, una carta' d'identita' e un passaporto poi. Qual e' la mia responsabilita' verso i minatori che alcune settimane fa sono stati uccisi dalla polizia Sudafricana per aver marciato in richiesta di aumenti di salari; quale il mio obbligo come cittadina del mondo verso chi non ha ancora una casa, chi ieri protestava a Cape Town, nei townships, perche non hanno accesso a diritti primari, come una tazza del cesso in casa e non una senza porte per strada, da condividere con tutti gli altri. Dalla mia bella casa di Sea Point, di fronte all'Oceano Atlantico e' facile parlare di chi non puo' permettersi questo. E' molto facile considerare gli altri dei poveretti. Okri diceva questa sera ' Mountains are not to live on them, but to see from them'. Pare sia nella natura umana considerarsi grandi quando si e' li sulle montagne. Le montagne del potere, dimenticando di vedere cosa c'e' al di la'. Di osservare altre montagne che forse altri devono ancora scalare. No. Una volta li. Ci appisoliamo e dormiamo su bei cuscini di lana. In questi ultimi mesi mi sono inbarcata in qualcosa con cui ho dovuto fare i conti. A livello personale. Cercando di fare compromessi con la mia anima per accettare cio' che il mio corpo, le mie cellule rifiutano. Okri stasera diceva ' It is not how we overcome the nights, it is how we live the long and challenge sunlights' (qualche parola l'ho persa nel trascrivere. Be' il concetto c'e'). E io non voglio vivere le notti da passare. Ma i giorni, anche se difficili e lunghi. Ancora Okri mi ricordava che non e' importante CHI SIAMO, ma chi vogliamo essere. E ancor di piu' 'No one is going to handle us than the destiny we want for us'. Ora, in questo periodo storico di ennesime battaglie, dice Okri 'WE NEED A NEW CONSCIOUSNESS'. Non possiamo pensare che e' lo stato responsabile, il politico, che e' l'altro responsabile di cio' che ci accade attorno. Se accade, e' colpa nostra. Si. Abbiamo bisogno di una nuova conscienza. L'ineguaglianza tra poveri e ricchi e' sempre piu' acuta. E noi siamo i primi a esserne responsabili. Voglio terminare questo con un bellissmo riferimento che Okri fa sull'AFRICA. Dice l'Africa e' L'Africa che viviamo tutti i giorni Cio' che scrivono di noi E l'Africa che non si vede, quella nascosta in una storia mai raccontata ma che esisteva gia, tra gli ancestrali e la magia di una notte nella savana. Una riflessione che dovevo fare! Vivete la vita! Tina

quarta-feira, 22 de agosto de 2012

Outdated offences, the criminalisation of poverty and legal reform in Mozambique

A PPJA seminar on outdated offences in Mozambique investigated the impact and possibilities for reform of outdated offences contained in the colonial Penal Code. Public hearings to be held in six provinces durng 2012 offer an opportunity for submissions on this issue. Mozambique has a mixed legal system of Portuguese civil law, Islamic law, and customary law. Article 71 of the Penal Code, which dates from 1886, criminalises certain acts which may be considered to be "outdated", such as being a rogue and vagabond, mendicancy (begging), prostitution and touting. As PPJA has argued elsewhere, many of these offences amount to no more than the penalisation of poverty. The Mozambican prison population amounted to over 16 000 people in June 2012, of which 38 per cent of inmates were held in preventive (pre-trial) detention; however it is not clear how many were detained in relation to outdated offences. Tina Lorizzo, of the Civil Society Prison Reform Initiative (CSPRI) of which PPJA is a project, pointed out in her presentation that the poor are disproportionately affected by the enforcement of such offences. The desirability of the decriminalisation of such offences has been recognised by the African Commission on Human and People’s Rights in 2003 in the Ouagadougou Declaration and the Plan of Action for the Reform of Prisons. In 2011 the UN Special Rapporteur on Extreme Poverty and Human Rights, Magdalena Sepulveda Carmona, underlined in her report presented at the 66th Session of the UN General Assembly, the severe consequences that ‘measures of penalization’ used by governments cause to vulnerable populations worldwide. Carmona pointed out that states are increasingly implementing laws, policies and regulations that punish, segregate and control the freedom of persons living in poverty and the arbitrary use of detention and incarceration is targeting persons living in poverty with disproportionate frequency. Ana Rita Sithole, Member of Parliament and of the Committee on Constitutional Affairs, Human Rights and Legality, in her presentation at the PPJA seminar focused on the role of Parliament in the abolition of outdated offences and in the promotion of a human rights culture in Mozambique. The review and amendment of an existing law is the responsibility of Parliament and is conducted in the form of projects that need to be presented to the President of Parliament and to a competent Committee. The project must contain the justification and analysis of its terms of reference, the legal framework in which it is inserted and its possible implications (financial and other). Once the Committee has discussed and approved the project, this is sent to the plenary for a final vote by Parliament. At present with regard to possible reform of outdated offences, citizens are invited to present proposals regarding the review of Mozambique's 1886 Penal Code (1886). The review process started in 2010 and has been approved by the Committee on Constitutional Affairs, Human Rights and Legality. The public hearings will be held in six provinces and will provide an opportunity to address outdated offences and have certain acts decriminalised. Tina Lorizzo

Progress on human rights monitoring of places of detention in Mozambique

In recent years Mozambique has experienced a range of improvements in monitoring the observance of human rights in places of detention. At a PPJA seminar hosted by Liga dos Direitos Humanos (LDH) (Human Rights League) in Maputo on 4 July 2012, there was some reflection on human rights monitoring achievements, as well as the challenges which remain. The achievements include the signing of a memorandum of understanding ensuring the monitoring by civil society of human rights conditions in prisons, the appointment of independent statutory human rights commissioners, and the appointment of an Ombud. Mozambique became independent from Portugal in 1975 after ten years of a war of independence, lead by the Front for the Liberation of Mozambique (Frelimo). Civil war followed between Frelimo and the Mozambique National Resistance (Renamo). After Frelimo abandoned marxism in 1989, a peace agreement was reached in 1992. President Joaquim Chissano of Frelimo stepped down in 2004 after 18 years in office. Among the improvements in the monitoring of observance of human rights in places of detention since 2004 has been the signing of a memorandum of understanding between government and LDH to have full access to prisons to monitor the human rights situation in prisons. With the prison occupancy level at 253 per cent (June 2012), overcrowding remains one of the biggest challenges in prisons, exacerbating the generally poor conditions of detention. Access to food, clean water and sanitation represent ongoing challenges together with the lack of prisoner rehabilitation projects. The President of LDH, Mrs Alice Mabote (pictured left), raised concern about the difficulty encountered in establishing a similar memorandum of understanding with the Ministry of the Interior so that LDH can access places of detention in police stations and monitor places of detention. A further important milestone in Mozambique has been the appointment of a statutory independent Human Rights Commission. The adoption of Law 33/2009 on 22 December 2009, created the Comissão Nacional dos Direitos Humanos (CNDH) with a mandate to: Promote and protect human rights in Mozambique Be the leading agency in conducting human rights awareness campaigns Cooperate with competent authorities to promote respect of human rights Interact with citizens by collecting their complaints and investigating them. The CNDH will be an autonomous institution reporting on an annual basis to the President of the Republic and the National Assembly on the situation of human rights in Mozambique. The law entered into force in April 2010 and the Ministry of Justice was mandated to work on establishing the CNDH. All 11 CNDH commissioners have been selected through public consultation. Three members are from the Government, three from Parliament, four form civil society and one member from the bar association. Only three members appear to have a human rights education; one member is from Renamo, and one from the Muslim community. The challenge the CNDH commissioners will face from the outset is the lack of a clear statute and lack of a clear mandate for the CNDH. The nascent human rights culture in Mozambique may tend to interpret its role in a limited way, as an institution with neither judicial nor legislative powers. The commissioners are expected to take the oath in late July 2012. With the Commissioners in place the new Institution should be able, in theory, to start implementing its mandate from September-October 2012. It remains to be seen how broadly the commissioners interpret their mandate. Also at the PPJA seminar Dr Luis Bitone, of the Centre for Human Rights at the University Eduardo Mondlane, made a detailed presentation on arbitrary detention in Mozambique in which he noted that while the law was clear on the various institutions and provisions regulating detention, these laws were frequently not followed. Non-compliance by law enforcement officials with legal prescripts pointed to the urgent need for their training and for oversight to be exercised by institutions such as the CNDH to ensure compliance with law. The appointment by Parliament of an Ombud, Dr. José Abudo, the former Minister of Justice, in May 2012, may also be seen as an important milestone for human rights. The post of Ombud was envisaged in the constitution of 2004, and a law on the office of the Ombud was passed in 2006, but no Ombud was elected because a two-thirds majority was required and the ruling party did not then hold a large enough majority. At the time, Renamo insisted that the law be amended to provide for two assistant ombudsmen – one chosen by Frelimo and one by Renamo. This politicisation of the office was unacceptable to Frelimo, and no ombud was elected. The Renamo vote in the 2009 general elections collapsed, and Frelimo now holds a majority, of over 75 per cent in the Assembly. The Law on the Office of Ombud states that the Ombud should “make recommendations to the relevant bodies with a view to correcting illegal or unjust acts or omissions of the public powers or to improve their respective services”. The ombudsman may also note defects in the law and suggest amending or revoking legislation. Thus the Ombud may be a potential route toward the repeal of outdated offences in Mozambique, the subject of the seminar. Tina Lorizzo

quarta-feira, 30 de maio de 2012

MACUMBA MACUMBA AJUDA NOS A PASSAR TODOS OS OBSTACULOS! AMEN A VODACOM AMEN AOS HOMENS DAS FRONTEIRAS AMEN AS MULHERES GRAVIDAS AMEN AO RECEM PAES AMEN A MCEL AMEN TAMBEM A MTN AMEN AOS VISTOS AMEN AS CARTAS DE CONVITE AMEN AS COMPANHIA AEREAS AMEN AS AQUELAS DOS AUTOCARROS E COMBOIOS AMEN AOS CHAPAS AMEN AOS BARCOS A VELA AMEN AOS RESTAURANTES E AS HOTEIS AMEN

quarta-feira, 23 de maio de 2012

Temos medo da differencia

Temos medo da differencia o differente crea-nos insecuridade algo que nao conseguimos segurar nas caixas das nossas vidas As caixas onde moramos, vivimos, comemos, dormimos sao encaixadas numa routine que nos crea securidade defensa nos-faz estar bem E quando algo que nao e' possivel encaixar nestas nossas caixas chega sentimos dor procura-nos sentimentos de raiva e de auto-defensa Na nossa vida dia cada dia minuto cada minuto segundo cada segundo vivimos as nossas caixas muitas vezes sem ne' saber verdadeiramente A intolerancia nasce da falta de entender e aproximar a diferencia o nao olhar e nao comprimentar o homem que mora na rua na mesma rua onde moramos e assim creamos conceitos aos quais nos agarramos branco negro vermelho lindo feio inaceitavel direitos humanos pobre rico Para cada um de nos estes conceitos tem um significado muito preciso muitas vezes nao discutivel E assim INCLUIMOS e EXCLUIMOS!

sexta-feira, 18 de maio de 2012

Piu'/Meno!

Siamo tutti alla ricerca di una soluzione. Al corso di Vittimologia appena concluso a Dubrovnik, in Croazia, dove ho presentato il mio lavoro sulla giustizia in Mozambico, parte del Master in Giustizia Criminale concluso all'Universita' di Cape Town in Sud Africa, mi chiedevano quali sono le soluzioni da attuare ai problemi della gistizia in Mozambico. Professor Nztengue ribatteva: Siamo tutti alla ricerca di terminare qualcosa, il dolore, le guerre, la poverta', ma come diceva Louk Hulsman, uno dei prominenti abolizionisti del sistema penale:ritengo, per vivere e progredire abbiamo bisogno di problemi e quindi di dolore. Ascolto mia madre e mio padre parlare e lamentarsi della crisi costante e ascendente che l'Italia sta attraversando. Al dolore che tutto cio' sta portando, ai suicidi di uomini, padri e mariti che stanno perdendo il ruolo di 'chi porta il salario in casa'. Un potere forte, specialmente nella tradizione cattolica e patriarcale Italiana. Un dolore che non si vuole accettare, ne' vivere. Le societa' hanno avuto uno sviluppo eccessivo. Quando parlo di sviluppo non mi riferisco solo al fatto positivo (forse) di aver luce in casa. Ma anche a quello negativo per cui abbiamo perso il contatto col VERO, con l'importante. Siamo andati un po' troppo oltre, e il pianeta in cui viviamo non puo' supportare tutto questo. Le crisi economiche mondiali, la mancanza di lavoro, di soldi, di risorse, di mangiare, viene e deriva dall'opposto. Vogliamo di piu', sempre di piu'. L'ultima macchina, il lavoro piu' figho, il lavoro piu' remunerato, il cibo migliore (quale e' veramente? Quello che costa di piu'..mmhhh!), i vestiti, tanti e firmati, piu' elettricita', piu' benzina, piu' piu' piu'.......anche piu' figli (specialmente chi non ne puo' avere).
Invece, il pianeta non puo' darci tutto questo di PIU' e piano piano, forse neanche tanto piano, con violenza o forse senza (ne dubito), dovremmo o saremmo costretti a tornare indietro. E nel tornare indietro non vedo assolutamente nulla di negativo. Certo per alcuni, molti lo sara'. Per chi non vede altra via di vita che nel di piu'. Chi, invece vive nella parte del mondo dove tutto questo non e' mai arrivato, perche sempre hanno vissuto col minimo necessario (questo concetto in realta' neanche esiste in quella parte del monso) dove il piu' non e' neanche traducibile nelle altre lingue: in molte lingue non esiste la parola SURPLUS.....perche' non c'e' necessita' e possibilita' di conservare. Per quelle popolazioni, la crisi mondiale non sara' neanche annusata. Mi chiedo perhce siamo arrivati a pensare cosi' oltre...nel piu' delle cose. Una societa' materialista che non vede nel ESSERE nient'altro che AVERE. Io HO, questo e' importante. IO SONO? Dove e'? Non devo andare lontano. Guardo me stessa, i miei cugini, i miei zii, mia sorella, i miei genitori e amici. Il di piu'. Quando dopo tanti anni sono tornata nella mia citta' d'origine, tutti, proprio tutti mi hanno chiesto: cosa HAi, hai marito, hai figli, hai una casa hai hai hai!!!! Nessuno mi ha chiesto CHI SEI? CHI SEI? Non interessa, fa paura chi sei.....e' molto piu' importante COSA HAI!!! E se non hai, non sei nessuno. Se non hai non puoi essere!!!!! Mia mamma dice sempre se non hai soldi non puoi viaggiare, non puoi vivere, non puoi. Sono assolutamente contraria a questo ragionamento. Senza soldi o pochi, i necessari, SONO oggi chi sono. Ora io osservo, ascolto lamentele, pianti, di uomini, donne. Mio padre mi ha detto: come facciamo a tornare indietro. Come facciamo a non accettare piu' la macchina bella, i vestiti belli, la macchina fotografica, il computer. C'e' un insegnamento grande che non dimentichero' mai. Viene dalla mia cara nonna Nunzia. Da quando sono nata, ha vissuto nel minimo indispensabile. minima elettricita', minimo riscaldamento, meno vestiti (ancora penso si cuce e ricuce i calzini....quanti anni sono durati quesi calzini). Non ha mai accumulato ricchezza. Per lei. Mai. Quello che ha accumulato con lavori in campagna di anni e anni e' stato diviso tra i suoi figli. Quando oggi sono torntata in quella casa dove ho vissuto anni e anni della mia infanzia e inizio adolescenza, tutto era al solito posto. Non era cambiato nulla. Nulla. Mia nonna, come molte popolazioni del mondo, la crisi di oggi non la sentiranno. Hanno sempre vissuto cosi. La soluzione? Mi chiedevano mentre presentavo il mio lavoro. Quale e' la soluzione ai problemi della giustizia di un Paese Africano chiamato Mozambico? Io non ho soluzione e non chiedetevi la soluzione di come affrontare la crisi. Chiediamoci come affrontarla. Il pianeta e'finito, non infinito. E noi anche. La morte arriva non a caso. Il dolore, la pace, la felicita', le certezze.....quelle sono lo strumento per vivere! E oggi cominciare a pensare al meno, e non al piu'. mi sembra un giusto strumento. Meno elettricita', meno immondizia, meno vestiti, meno mangiare, meno lusso, meno computers, meno macchine fotografiche, meno materialita'. Non vedo nulla di negativo in tutto questo. Vedo piu' ESSERE, piu' io, piu' tu, piu' noi. E anche piu' dolore, piu' felicita' e piu' pace e piu' certezze. Perche no!!!!!

quinta-feira, 26 de abril de 2012

quarta-feira, 29 de fevereiro de 2012


Details
The small things of life
A touch
A smile
A different perspective
An interesting look
A stone
The roots of a tree
Beautiful eyes
The simplicity of a greeting
Life is a detail to live with passion creativity and elegance
Pay attention to the smallest things to make your life bigger

That man
That woman
That touches
That smile
That stone
Those eyes
Is your life
Is my life
Is the life

Live the only life you want to live
Love the only love you want to love
Feel the only feelings you want to feel
Do not forget the roots
Live that boat

quarta-feira, 4 de janeiro de 2012

Sad
is how I feel

You shook my soul
and left me unprotected

vulnerable
weak
unstable
angry

WOUNDED

Someone told me that wherever I was going
this too was going to follow me

I did not believe it
until
now

I am aware of my limits
of my borders
and I have decided to not deal with them

I would choose other directions
other paths
to walk everyday and make my life
and leave the grass to grow on other streets
the ones I do not want to pass by
the experienced ones

...
...

IL ROMANO




I ricordi risalgono ad anni fa, quando ero piccola, molto piccola.

Il Romano rappresentava nella nostra famiglia, come in molte altre famiglie nella citta’ in cui sono nata, un’istituzione, una certezza, la fonte della conoscenza che avrebbe salvato tutti da qualsiasi male e malattia.

Il Romano, cosi lo hanno sempre chiamato tutti. Il dottore di famiglia, della mia come di altre, e’ sempre stato insostituibile. Nessun dottore lo ha mai superato in saggezza e conoscenza medica.

Ricordo nei tempi bui vissuti da mia mamma, dopo la morte del nonno: il Romano e’ stato la sua salvezza. Eppure ero cosi’ piccola, ma ho stampato la sua immagine nella mia testa sin da qualndo avevo solo pochi anni, uno o due al massimo.

Con il passare del tempo, i ricordi del Romano si sono legati alle file immense che bisognava fare, seduti nel suo studio medico per essere ricevuti, come da un santo. “Dai sbrigati Tina, senno’ dal Romano si fa una fila enorme e non ne usciamo prima che faccia notte”. Ed era vero. Attendevamo ore e ore per essere ricevuti e guariti da piccole, grandi malattie. Penso che per lui in realta’ fossero sempre tutte piccole malattie, perche’ come d’un tratto, dopo essere stati ricevuti, mia mamma si rilassava, sorrisi facevano spazio e occupavano facce che fino a pochi minuti prima erano terrorizzate. E solo per aver visto il Romano.

Ricordo ancora gli elogi che venivano fatti da tutti nella sala d’attesa. Tutti lo ammiravano, il Romano. Non ho mai ascoltato, in tutte quelle file che disperatamente mia mamma mi forzava a fare, nessuna critica.

Lui, seduto dietro quella scrivania di legno duro, con i suoi occhiali che metteva e toglieva dagli occhi, ascoltava racconti con una tranquillita’ e calma spaventosa.

Mia mamma poi, doveva raccontare gli ultimi avvenimenti che riguardavano la salute di tutti i membri della famiglia che lui conosceva: la nonna, gli zii, il marito, nonche’ mio padre, anche che lui non ci andava quasi mai, poi Nunzia, mia sorella…

Insomma una trafila fino all’oggetto della visita del giorno. C’era sempre qualcosa che non andava: la pancia, la testa, gli occhi, le mestruazioni, la depressione; lui era il guaritore di qualsiasi malattia e sintomo.

Ascoltava, alscoltava, faceva sfogare le preoccupazioni accumulate tra le mura domestiche e ripeteva “Grazia, non ti preoccupare: prendi questo e questo e tutto passa”. Non ricordo che desse molte medicine, molte volte consigliava dei rimedi naturali e alla fine la parola magica, “stai traquilla e tutto passa”. Le parole magiche.

Io a parte le attese che non sopporto neanche ora, mi piaceva entrare dal Romano, sedermi su quella sedia enorme, ascoltare la ramanzina di mia madre, guardarlo immerso nei suoi libri, tanti libri: mi hanno inspirato quelle visite, li' ho maturato l’amore per la conoscenza. Li ho deciso che un giorno avrei letto anche io tanti libri e li avrei posseduti nella mia anima, quegli stessi libri che sarebbero diventati lezioni di vita.

Mia mamma usciva da quella piccola stanza come rinata, di nuovo con la speranza che ora stava bene e poteva ritornare a vivere tranquilla fino alla prossima visita.

Ricordo anche quando andavamo in campagna si parlava del Romano con i vicini, il loro medico di famiglia. Che uomo, che dotto. Io me lo ricordo gia’ vecchio, chissa ora come e’ il Romano. Mamma dice che lavora ancora. Certo, un santo lavora sino alla fine per consegnare il suo messaggio di pace e tranquillita’.

Il Romano non era un’instiuzione solo ad Andria, la citta’ in cui sono nata, ha anche superato confini geografici. Quando abbiamo dovuto trasferirci in un’altra citta’ non era neanche stato oggetto di discussione, il cambiamento del medico, chiaro! Il Romano ha continuato ad essere il nostro medico anche quando abitavamo in un’altra citta’. Ricordo pomeriggi freddi d’inverno: mia madre ci imbacuccava, me e mia sorella e in macchina percorrevamo trenta kilometri per andare dal Romano. Ora, quando devo farne uno mi sento gia male, immaginate! E li’ la solita trafila, lunghe attese, fino alla redenzione!

Il colpo piu’ grave e’ stato inferto a mia madre quando si e’ trasferita per seguire mio padre, nelle Marche. Il primo argomento da affrontare e’ stato “ E mo’ il medico?” Tutti eravamo preoccupati al pensiero di avere il Romano lontano, cosi’ lontano. Mia madre se lo sarebbe messo in tasca e portato con lei se avesse potuto.
A parte i primi tempi di sofferenza, il Romano e’ ora contattato in casi di estrema gravita’ perche’ solo lui puo’ capire e salvare. Tutti gli altri medici sono sempre stati medici di seconda categoria. Figurati, nessuno ha mai messo in dubbio il suo potere medico e mediatico.

E quando alcune settimane fa sono stata dal medico, un medico che ha dovuto leggere al computer i sintomi del mio disturbo, senza libri attorno, ma solo un computer,di fronte ad una scrivania bianca super luccicante e non quella di legno che odorava del Romano, con i suoi libri sparsi per tutta la stanza.

Seduta su quella fredda sedia, questo medico neanche mi guardava, figurati ascoltare; tanti quadri al muro che ostentavano la sua educazione, i suoi vari corsi, mentre dal Romano c’era solo una grande pergamena nella parete al lato della sua scrivania, quella della sua laurea, incorniciata in una massiccia cornice di legno.

Seduta in quella fredda stanza mi e’ venuta nostalgia del Romano e ho finalmente capito perche’ mia mamma non ha mai smesso di andare dal Romano.

Il Romano non era un medico a cui pagavi la visita e andavi a casa. Il Romano era il salvatore, il santo, l’amico, il confidente, il padre, il medico, l’uomo dotto e umano che ti redimeva l’anima, il cuore e la mente.

E tornavi a casa rinato.

Al Romano, a quanto ha inspirato, alla conoscenza, all’umanita’ di una vita.

GRAZIE